1. Il becchino
 
Per lui, il mondo del tartufo è ormai corrotto da vent’anni, e il tartufo è condannato a estinguersi per colpa dei peccati commessi dai tartufai: ogni sua parola suona infatti allegra come un ‘memento mori’ medievale. Per lui, i tartufai sono troppi – ma, si guarda bene dal contarsi fra i ‘troppi’, ovvio – e pertanto, fra vent’anni, si caverà solo il mesenterico o lo scorzone in coltivata. Si lamenta sempre di tutto (del clima, dei commercianti, dei tartufai, delle nuove tecnologie, delle nuove generazioni, di chi non rispetta le regole, ma anche delle regole stesse..); nel mentre, però, addestra cani, commercia tartufi, sforna cucciolate e porta comitive di curiosi sulle poste da pico per pochi spiccioli…
 
 
2. Il cavatore maschio alfa
 
È bravo, e ne è consapevole. Pure troppo: è un maschio alfa nato, ha un ego infinito ed è convinto che l’unico modo di andare a tartufi sia il suo. Perché lui è un duro, mentre tutti gli altri tartufai sono mosci, e non sono degni neppure di pulirgli gli scarponi.
 
Figura forse più diffusa nell’Italia centrale, guida preferibilmente un pick-up o un fuoristrada da 54.000 euro, possiede 13 cani e va a tartufi 20 ore su 24, magari aiutato da qualche sostanza.
 
Per lui, se cavi meno di 10 kg di bianco l’anno, significa che sei uno sfigato, e se non arrivi a 5 kg, dovrebbero ritirarti il tesserino perché disonori l’intera categoria.
 
Esce a tartufi soprattutto con bracco o bracco pointer. Maschio, e super prestante, ovvio. Perché quelli che vanno a tartufi con i lagotti, lui li considera dei rammolliti, mentre quelli che escono con i meticci da 7 kg, li giudica persino dei disadattati. 
 
Se nel bosco incontra un cinghiale (figura cui lui, peraltro, lui tende ad assomigliare, essendo spesso grosso, tozzo e setoso…), potrebbe tranquillamente strangolarlo a mani nude, eviscerarlo col vanghetto e portarselo in spalla fino alla macchina…
 
Nelle tartufaie di bianco ti supera con i suoi due cani senza nemmeno giustificarsi, anzi si incazza pure, perché il tuo cane ha osato giocare per cinque secondi con il suo, facendolo così distrarre (!).
 
Nel suo profilo Facebook noti foto di cavate immense di bianco (magari realizzate in quattro soci..), ma non si vede neppure la foto di un cane (per lui, il cane è un semplice strumento di lavoro, come una zappa o una chiave inglese); però, se tu posti l’immagine di mezzo tartufo, comincia a insultarti in pubblico perché, secondo lui, così fai ingolosire i commercianti…
 
È anche un maschilista troglodita. Per neutralizzarlo, basta quindi che incontri in pastura una donna tartufaia: alla sola visione di un essere femminile armato di cane e vanghetto, resterà completamente interdetto, perderà l’uso della parola e delle gambe e si ritirerà in casa per una settimana maledicendo contro la degenerazione moderna del tartufo.
 
 
3. Il tartufaio flower power (o radical chic della trifola).
 
Più frequente nel nord, spesso è un cittadino. Esce a tartufi con il tascapane a tracolla in cuoio scamosciato da 295 euro, il pantalone sartoriale e il lagotto con cappottino felpato. Il suo obiettivo è vantarsi con gli amici di città di aver cavato un bianco grazie al fiuto del suo cane, proveniente dal blasonato allevamento dei duchi d’Este e lontano parente dei regnanti inglesi.
 
Cerca il tartufo solo per poterlo immortalare in foto con l’ultimo modello di IPhone, e per questo è disposto persino a pagare 500 euro a un tartufaio locale per farsi portare in una posta di pico. 
 
Ovviamente, critica chi vende il tartufo, perché secondo lui, anticapitalista coi soldi degli altri, ‘il soldo’ rovina il mondo della cerca, mentre bisognerebbe uscire a tartufi solo per diletto, oppure per regalare le trifole cavate ad Amnesty International. 
 
Però, si guarda bene dal raccontare che possiede tre case in centro città e due ville per le vacanze, che sottopaga i suoi dipendenti e che vanta tre milioni di euro investiti in azioni.
 
A tartufi, prova ad andarci per due o tre anni; poi, causa rovi, lupi e sudore, passa alla ‘agility’, per concludere infine con la più comoda ‘obedience’.
 
 
4. Lo sportivo 
 
Va a tartufi per un insieme di motivazioni, tutte sane: per il piacere di stare nella natura, perché vedere lavorare il proprio cane è una soddisfazione infinita, per sfida personale, per emozioni, per passione e anche per guadagno, ovviamente. 
 
Ma lo sportivo parte da un presupposto fondamentale: ogni tartufaio trova il tartufo che si merita.
 
Quindi, evita ogni forma di invidia e gelosia, ma cerca di migliorarsi costantemente e di imparare dagli altri, e anche dai propri errori.
 
Rispetta tutti e la natura, ma pretende lo stesso rispetto. 
 
Sa che ogni anno dovrà crescere, assieme ai suoi cani, quindi è sempre in cerca di tartufaie nuove e di competenze nuove.
 
Ama andare a tartufi da solo perché per lui, andare a tartufi, prima di ogni cosa è una forma di libertà: la compagnia dei suoi cani gli basta e avanza!
 
 
5. Il cabalista (o ‘sciamano del tartufo’).
 
Per lui, andare a tartufi è una sorta di astruso rituale magico, che tu non comprenderai mai. Per tua fortuna!
 
Il cabalista crede infatti ciecamente nel ciclo lunare, nella congiunzione astrale, nel potere dei fulmini e nel volo degli uccelli, ma forse persino nella lettura dei fondi di caffè. Interpreta ogni giorno infiniti segnali che la natura gli invia per trarne delle verità mistiche sul tartufo: a suo confronto, lo sciamano di una tribù Sioux sembra più razionale di un ingegnere meccanico.
 
E, se gli racconti che l’indomani uscirai a bianco, immancabilmente scoppierà a riderti in faccia e scuoterà la testa: ‘Ma non lo sai che domani la luna è crescente, Giove è allineato con Saturno e il corvo imperiale da una settimana non sta andando a caccia?’
 
Allora, anche se vorresti rispondergli ‘Ti sei forse bevuto il cervello?!’, ti tocca provare a giustificarti alla meno peggio: ‘Beh, io non ci credo poi troppo a tutte queste storie, quindi provo a uscire lo stesso. Vedremo, magari avrò fortuna…’
 
A quel punto, lo sciamano del tartufo ti osserva sconsolato e ti compatisce miseramente. Per lui, tu sei un uomo empio, un ignorante che non ha ancora capito nulla del ciclo lunare e delle sue conseguenze. 
 
Perché andare a tartufi, per lui, è una religione, di cui si considera l’unico discepolo degno, ovviamente 
 
Infatti, il tartufaio cabalista esce a tartufi solo 5 volte al mese (i numeri pari portano una sfortuna maledetta, secondo lui), e solo a mesi alterni: non cava quasi nulla, ma è comunque sereno, perché, come un oracolo, è convinto dallo studio dell’orbita di Saturno che, nel 2087, ci sarà finalmente un’annata splendida. 
 
E, se gli fai notare che nel 2087 saremo forse tutti morti, sorride compiaciuto: ‘Quelli come te sono dei materialisti che non hanno ancora compreso la magia della cerca…’.
 
Ne esiste anche una versione laica, ma molto meno pittoresca: è il tartufaio paranoide. 
 
Quello, cioè, che evita un’intera vallata perché dieci anni prima qualcuno vi ha visto un lupo grande quanto un orso bruno, quello che ha scorto gli gnomi nascondersi lungo le rive del torrente, quello che rinuncia persino a uscire se i suoi pantaloni portafortuna sono nel cesto della biancheria sporca, quello che sente i bramiti del dio cervo ogni volta che mette piede in faggeta…
 
  
6. L’eterno novizio
 
Va a tartufi da cinque anni, e ancora ogni anno, il 25 maggio, puntuale, ti chiama o ti scrive per chiederti di passargli un’ennesima tartufaia di estivo, perché le tre che già gli avevi regalato (!) non gli vanno più bene: una è scomoda, l’altra piena di rovi, l’ultima la trova sempre occupata.
 
Allora, gli regali la quarta tartufaia, perché sei uno troppo buono, oppure perché lì ci va un tartufaio che ti sta sulle palle, o anche entrambe le cose.
 
Tanto, l’eterno novizio non è pericoloso: in cinque anni, non ha ancora imparato a distinguere un tiglio da un gelso! 
 
Lui ti ringrazia ogni volta, e ti promette di spedirti una preziosa bottiglia di vino che, tanto, non vedrai mai. 
 
Quindi, scompare, per poi ripresentarsi puntuale il 25 maggio dell’anno seguente, con una nuova richiesta…
 
  
7. L’ignorante totale
 
Tipica figura montanara, abita soprattutto in quelle vallate tetre dove d’inverno non batte il sole neppure a mezzogiorno. Cioè, quelle dove si cava meglio il pico… 
 
Arrogante, territoriale, odia tutti gli estranei, che per lui sono infami forestieri, a partire da quelli delle vallate più vicine. 
 
Può invece essere tollerante e persino disponibile coi tartufai di città, cui è disposto a regalare dei posti di bianco, purché in un’altra vallata, cioè quella dove va a trifole il suo peggiore nemico, puoi starne certo!
 
Semi analfabeta, quando scrive sui social non usa la minima punteggiatura né aggiunge le ‘h’ alle prime tre persone del verbo avere, mentre soggetto e predicato per lui sono ancora qualcosa di misterioso.
 
Se ne fotte di leggi, regole ed etica, cava fuori stagione, pratica il riporto, taglia le reti e, magari, pure i pneumatici, ma tende a rispettare i cani, anche perché sono gli unici esseri viventi con cui forse riesce a sostenere una conversazione…